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VOTIAMO PER CONFERMARE UNA POLITICA NUOVA
Ci stiamo avvicinando alle elezioni e in televisione come nei giornali, per le strade come in Internet, campeggiano i volti dei politici e i simboli dei partiti. La campagna elettorale entra nel vivo e ognuno tenta di ottenere il consenso dell’elettorato.
La democrazia si fonda su questo necessario esercizio del diritto di voto ma è davvero sufficiente per una piena e compiuta realizzazione democratica?
Io credo di No.
La politica non può essere ridotta a mero consenso, la politica è attività, partecipazione, confronto collettivo. Ridurre la politica a una questione di leadership accattivanti e di programmi sbandierati per attirare voti significa fare un torto al principio stesso dell’agire politico.
Perché la politica non è una cosa sporca, come per anni ci hanno fatto credere, sono le persone che sono sporche, sono gli interessi privati, gli intrallazzi di potere, il gioco dei favori incrociati ad essere sporchi. Questi si servono della politica ma non sono la politica.
La politica è di tutti e non c’è nessuno che non sia un soggetto politico, tutti noi facciamo politica, anche quando se ne ha ribrezzo. Tutto nella nostra vita ha a che fare con la politica: la qualità del nostro lavoro, l’averlo o no, cosa mangiamo, se possiamo difenderci dalle avversità, tutto ha a che fare con la politica, la questione è sapere cosa fare, come renderla un fattore di liberazione e non un mezzo per l’occupazione del potere.
I gruppi di potere, i conservatori, la destra, vogliono che la maggioranza si allontani dalla politica, perché è un modo per avere mano libera; per questo chi odia la politica fa il gioco della destra, tentando di accreditare il criterio per il quale ci vogliono i professionisti della politica, perchè più capaci, invece non c’è nessuno più colto dell’altro, esistono culture distinte e socialmente complementari dove tutti hanno bisogno di tutti ma soprattutto la politica non è un mestiere, è un diritto.
RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO DIRITTO ALLA POLITICA
Essere soggetti politici attivi è un fatto naturale, di ogni uomo.
E’ la capacità di coscienza critica, l’essere in grado non solo di guardare ma di vedere, non solo sentire ma ascoltare, non solo sapere ma capire.
Perché la politica nasce dalla passione, dalla rabbia. Rivendicare il diritto alla rabbia e alla passione politica, significa prendere le distanze dalla passività, non accontentarsi dell’esistente, non rassegnarsi a ciò che viviamo.
“Il mondo è quello che è e non possiamo fare nulla per cambiarlo”, su questa menzogna il potere si autoperpetua e i padroni del vapore rimangono sempre al proprio posto di comando.
No.
Il mondo può cambiare, deve cambiare, e questa prospettiva di cambiamento o è nelle mani di tutti o non esiste.
Indignazione, protesta, denuncia, rabbia sono condizioni dell’animo, emozioni forti, sono le cose che danno senso alla nostra vita collettiva, le forme con le quali si esplicita la nostra dignità di cittadini.
In questo sentimento morale si trova la capacità di resistere e di opporsi.
Resistere e opporsi non significa negare e basta , la protesta fine a se stessa, dire basta, con rabbia e con passione, è anche e soprattutto segno d’amore, voglia di costruire giustizia. Perché non ci si può sottrarre al confronto con gli altri, al vivere con gli altri, dunque l’interesse comune ha un naturale sopravvento nel momento in cui i cittadini si riprendono il diritto a fare politica.
VOTIAMO PER RIAFFERMARE QUESTO DIRITTO
Ritornare dunque al primato della politica perché senza questo non avremmo autonomia, libertà, giustizia, pace, identità umana. Il primato ma non l’onnipotenza, fare politica come servizio, spendendosi giorno per giorno per il bene di tutti, ognuno con il suo ruolo e le sue responsabilità, così come è stato dimostrato dal lavoro di Veltroni.
Viviamo in una società globale ma segnata da profonde disuguaglianze. in una società disuguale la questione politica fondamentale è: da che parte stai? Chi vuoi difendere?
La risposta è semplice da parte nostra, e gli ultimi cinque anni di governo della città lo dimostrano, occorre difendere e stare sempre dalla parte dei più svantaggiati, senza ledere i diritti di nessuno bisogna mettere l’interesse collettivo al di sopra di quello di parte.
Per questo occorre innanzitutto partecipazione politica. Per questo la politica è un diritto di tutti.
Occorre veramente legare la pedagogia alla politica, e farne strumento di partecipazione, proprio nel momento in cui la nostra democrazia sembra vacillare.
La concezione del sapere, dell’ascoltare, dell’imparare, va trasferita nella politica. La partecipazione dà il senso vero della democrazia altrimenti questa resta una parola vuota. Partecipazione come confronto, ascolto, verifica, progettualità condivisa.
Mettersi in gioco insieme, costruire insieme un percorso di apprendimento condiviso e reciproco. Curiosità, forza morale e partecipazione per essere capaci di costruire comunità.
Alla luce del principio di giustizia e di necessità collettive dobbiamo riprogettare continuamente la realtà, coltivare una forza creatrice in grado di intervenire sul mondo oltre i condizionamenti. Con passione, sana rabbia e assunzione di responsabilità, che ci permette di prendere su se stessi il peso di chi è ultimo.
Non è solo una esortazione morale: se stai con gli ultimi, ti sporchi le mani, ti butti nella mischia e migliori anche la qualità della vita dei primi.
VOTIAMO PER COSTRUIRE INSIEME UNA NUOVA POLITICA E UNA NUOVA SOCIETA’

Una società nella quale i diritti si rispettino sino in fondo.
L’essere entrati in guerra in barba all’art. 11 della nostra costituzione prima di essere un errore politico gravissimo è stato un atto di disprezzo profondo per la legalità e la legittimità costituzionale e nessun artificio verbale riesce a nascondere questa cruda e amara verità.
Rispettare i diritti e in primo luogo i diritti umani fondamentali: mangiare, educare i figli, avere un tetto decente, avere la possibilità di curarsi, diritti per i quali tre quarti del pianeta lotta ogni giorno.
Ecco che ritorna la domanda principale, da che parte stiamo?
Oggi esistono 5 fattori di morte precoce: la fame, le malattie, la guerra, gli incidenti sul lavoro e sulle strade, il terrorismo. Dei cinque chi uccide di più è la fame ed è quella che suscita meno mobilitazione perché? La risposta è cinica: perché dei cinque è l’unico fattore che fa distinzione di classe; è come se noi, i ben nutriti dicessero: i miserabili muoiono di fame ma questo non ci riguarda. Questa è la grande sfida del futuro, fare in modo che la fame, la povertà, siano considerate come la tortura e la schiavitù, una grande violazione dei diritti umani perché la fame è la vera arma di distruzione di massa nel nostro mondo globalizzato, la fame, che ogni 24 ore uccide 24 mila persone, mille ogni ora. Anche se nelle nostre società sviluppate non conosciamo la fame, nuove povertà prendono corpo sotto gli occhi di tutti, per questo vogliamo che la società sia in movimento, che i cittadini si mobilitino, che partecipino alle decisioni e alla vita politica, che siano ascoltati.
Per la destra quando i ricchi si mobilitano si parla di lobby se si mobilitano gli altri si parla di sovversione.
Per noi questa è invece l’unica modalità di governare secondo verità e giustizia, senza nascondersi.
VOTIAMO PER ROMA
CAPITALE DELLA NUOVA POLITICA
Seguendo questa logica, Roma, con Veltroni, è diventata un laboratorio di prassi politiche di partecipazione, di solidarietà reale e condivisa, di sviluppo sostenibile; una realtà alla quale guardano con interesse le città di ogni parte del mondo.
Il risultato più grande del governo del centro sinistra a Roma non sta tanto nell’aver migliorato la qualità e la quantità dei servizi, che pure è un grande risultato, ma nell’aver innescato nei cittadini una percezione diversa della città, divenuta un luogo aperto, libero, vivibile, una città nella quale nessuno si sente più solo, una città-comunità dove prende corpo una cultura dello stare insieme, della condivisione, del sostegno reciproco.
Una città nella quale hanno preso corpo nuove prassi di partecipazione, nuovi diritti di cittadinanza, nuova cultura politica, nuovi spazi di socialità e di cultura. Soprattutto, un nuovo senso di appartenenza, l’orgoglio di appartenere a questa città meravigliosa: Roma non è più la città dei palazzinari speculatori, del malgoverno, delle bustarelle e degli appalti, la città indolente e marginale delle borgate.
Roma è oggi una grande capitale europea,
il luogo nel quale ha preso corpo una idea nuova della politica e dell’essere cittadini, l’osservatorio privilegiato di chi guarda ai problemi di casa propria senza perdere il senso dell’essere parte di un mondo intero, che è responsabilità di tutti.
Roma può essere, sempre di più, l’esempio concreto di una nuova stagione della politica e dei diritti di cittadinanza.
VOTIAMO PER RIAFFERMARE TUTTO QUESTO
PER NON TORNARE INDIETRO
PER ROMA
PER VELTRONI SINDACO
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